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Giovanni Marcanova in San Giovanni di Verdara a Padova (XV sec.)
Giovanni Marcanova in San Giovanni di Verdara a Padova (XV sec.)

<em>Quaedam antiquitatum fragmenta</em>, o <em>Collectio antiquitatum</em>, di Giovanni Marcanova
Quaedam antiquitatum fragmenta, o Collectio antiquitatum, di Giovanni Marcanova

Modena, Biblioteca Estense, ms. a 5.15, f. 138v, codice appartenuto a Giovanni Marcanova: Felice Feliciano, disegno riproducente il monumento di Metellia Prima
Modena, Biblioteca Estense, ms. a 5.15, f. 138v, codice appartenuto a Giovanni Marcanova: Felice Feliciano, disegno riproducente il monumento di Metellia Prima
Ficha en italiano e inglés


Giovanni Marcanova

Venezia 1418 - Bologna 1467


Medico, umanista e antiquario, visse tra Padova e Bologna. Artium et medicinae doctor nel 1447, a Padova fece parte della famiglia del vescovo Fantino Dandolo. Intensi furono sempre i rapporti con i circoli intellettuali veneziani e, a Padova, con lo Studium e con Palla Strozzi; ma fu accanto al vescovo Pietro Donato, depositario di materiali autografi di Ciriaco d’Ancona, che l’umanista affinò la propria sensibilità antiquaria. Da allora egli iniziò a raccogliere sistematicamente le epigrafi che più tardi avrebbe organizzato in una imponente silloge (Quaedam antiquitatum fragmenta). A Padova insegnò filosofia naturale fino al 1452; il ricordo di lui come «alter Aristoteles» sopravvisse in un carme di Francesco Buzzacarini. Dal 1452 alla morte, nel 1467, ricoprì una cattedra di filosofia presso lo Studium bolognese: l'ultimo suo corso dovette essere dedicato alla Fisica aristotelica. La considerazione della quale godeva e le sue relazioni di parentela con il miniatore Matteo de' Pasti possono spiegare l'invito rivoltogli nell'ottobre 1457 da Malatesta Novello: il soggiorno, concessogli dalle autorità accademiche bolognesi, non dovette prolungarsi oltre l'agosto 1458. A Cesena, fervido crocevia di cultura umanistica, la sensibilità antiquaria trapelava da più parti: Giovanni di Marco da Rimini, medico e consulente del suo signore nell'allestimento della biblioteca, possedeva una vasta raccolta libraria e un profilo intellettuale simile a quello del Marcanova. Non a caso la silloge epigrafica dell’umanista, la prima davvero ricca e sistematicamente organizzata del Quattrocento, già intrapresa negli anni padovani, ricevette nuovo impulso. Il testimone della prima redazione, in gran parte realizzato da Felice Feliciano (Bern, Burgerbibliothek, B 42), consegna due date utili alla sua collocazione: il 1457 e il 1460; cinque testimoni assai vicini cronologicamente tramandano invece la seconda più ampia redazione. Nel sontuoso codice oggi a Modena (Bibl. Estense Universitaria, lat. 992 [a. L. 5. 15]), realizzato da un atelier di copisti probabilmente guidati da Felice Feliciano, è stata identificata la copia di dedica forse mai offerta al Malatesta, morto il 20 nov. 1465. I Fragmenta di Marcanova affondano le radici nel culto tutto padano per l'antichità: trovano solida base nella raccolta ciriacana, solo parzialmente sopravvissuta, e nelle precedenti compilazioni di Poggio Bracciolini e Nicola Signorili; ma restituiscono anche la mappa dei rapporti tra l’umanista e gli antiquari del tempo, regestando le collezioni di marmi dei Donà, dei Contarini, di Pandolfo Collenuccio e Feliciano. 
L’umanista allestì una magnifica biblioteca privata: all'epoca della sua morte constava di 521 manoscritti. Con il testamento del 1467 affidò il superbo lascito ai canonici lateranensi di S. Giovanni in Verdara, assicurando il denaro necessario al trasporto e alla sistemazione dei libri negli scaffali: i canonici avrebbero potuto vendere i codici di medicina e utilizzare il ricavato per fornire gli altri di catene o per acquistarne di nuovi: nel 1468 ben 108 volumi furono ceduti dai priori Celso da Verona e Lanfranco da Milano al medico padovano Girolamo Dalle Valli. I canonici ebbero facoltà di scegliere quali libri vendere e quali inserire nella loro biblioteca, ma poi questi ultimi non dovevano essere mai più rimossi né prestati, pena la confluenza nella biblioteca dei deputati della Veneranda Arca di S. Antonio. Nel 1639 Filippo Tomasini elencava circa 120 codici; una ulteriore dispersione avvenne nel 1717, quando l'erudito sir T. Coke acquistò dal priore Ascanio Varese 6 manoscritti; soppresso S. Giovanni in Verdara per ordine del Senato veneto, i codici di Marcanova furono divisi nel 1784 tra l'Università di Padova e la Biblioteca di S. Marco a Venezia, ma gran parte della collezione si era già dispersa. Il testamento menziona due registri di prestito e anche due elenchi di libri, «inquadernadi» e «non quadernati messi in coperte». Non di tutti i codici è nota l'origine, tuttavia le note di possesso rappresentano tracce preziose per ricostruire il formarsi della raccolta; si tende a credere che siano state apposte da un segretario in fase di riordinamento. La biblioteca, tra le più ricche del tempo, riflette interessi filosofici, medici e letterari: i circa 130 codici rintracciati rappresentano i testi ritenuti utili in età umanistica alla formazione in ogni ramo del sapere. Constava interamente di manoscritti latini quattrocenteschi (solo due codici greci: gli Erotemata): codici ‘universitari’ di tipo goticheggiante, spesso arricchiti dalle postille del possessore. Molto aggiornata sul versante del rinnovamento del pensiero filosofico, essa presenta le opere più cospicue della scolastica, da Aristotele e i suoi commentatori e traduttori arabi e medievali ai contemporanei; inoltre Avicenna e Averroè, Biagio Pelacani, Paolo Veneto, Iacopo da Forlì, Pietro da Mantova, Gaetano Thiene, Nicoletto Vernia. Più numerosi naturalmente gli auctores registrati nell'inventario, anche se indicazioni troppo generiche e corruttele rendono talvolta ardue le identificazioni: gli inglesi, da Walter Burley (almeno 6 copie del commento alla Fisica) a Thomas Bradwardine, Richard Swineshead, William Heytesbury, Ralph Strode; i francesi, in gran parte riconducibili allo Studio parigino, da Alberto di Sassonia a Marsilio di Inghen e Buridano; gli italiani, assai più di quelli superstiti, da Paolo della Pergola ad Apollinare Offredi, Gaetano Thiene e Paolo Veneto. Sfocati risultano ruolo e incidenza di Marcanova sull’aristotelismo padovano, ma la sua biblioteca accoglieva ben 62 codici aristotelici, 47 dei quali conservati oggi presso la Biblioteca Marciana. L'ingente presenza di Averroè rispecchia l'impostazione scientifica e razionalista della scuola padovana. Non mancano commenti a Ippocrate e Galeno, Avicenna, Averroè, Albuchasis, Serapione e Giovannicio; i Consilia di Taddeo Alderotti, le opere di Marsilio Santasofia. La raccolta annoverava anche numerosi di classici latini, dalla poesia alla retorica alla storia; per nulla rappresentate le opere volgari, moderatamente la letteratura umanistica coeva: oltre alle traduzioni, l'Orthographia di Tortelli e quella di Gasparino Barzizza, l'invettiva di Benedetto Morandi contro Valla, l'epistola di Timoteo Maffei Ad principes Italiae, i Commentarii di Leonardo Bruni, Gian Mario Filelfo e Tommaso Seneca, il De ortu Gothorum e De ritu, situ, moribus et cond. Germanorum di Pio II; l’umanista possedeva poi tutta l'opera di Biondo Flavio e materiali di interesse antiquario come il De varietate fortunae di Poggio Bracciolini e il De amplitudine, de vastatione et de instauratione urbis Ravennae di Desiderio Spreti, ricco di iscrizioni locali; rilevante la presenza di Giovanni Boccaccio e di Petrarca latino. Non è escluso che fu proprio Marcanova a ideare un modello per l'organizzazione interna dei suoi libri. I copisti Antonio Zupone e Feliciano allestirono per lui libri più aderenti alle forme umanistiche: Zupone tra il 1460 e il 1463 svolse un ruolo peculiare anche nella gestione della biblioteca, dove nel 1460 trascrisse parte di un inventario; è probabilmente responsabile di cartolazioni, indici, rubricazioni, nonché di note di possesso a lungo rivendicate al Marcanova stesso. Anche Feliciano operò nella sua biblioteca: interventi, talvolta solo brevi giunte policrome, che dovrebbero essersi concentrati tra 1464 e 1466; l'allestimento del codice estense rappresentò il suo lavoro maggiore, e le copie della silloge potrebbero testimoniare l'esistenza di un piccolo scriptorium da lui diretto.
Dell'inventario dei codici e delle suppellettili, stilato il 2 ag. 1467 dai commissari testamentari, esistono due copie: una pubblicata dal Sighinolfi (conservata presso l'Archivio di Stato di Bologna), l'altra redatta dal notaio Gregorio Rovorbella e probabile copia della prima, donata alla Biblioteca Estense nel 1906 da F. Jacoli (Est. lat. 1234 [=α  K4.31], cc. 1-8). Questo secondo elenco è privo del numero romano che nell'altro spesso affianca la descrizione dei singoli codici e potrebbe corrispondere alla loro collocazione nella libreria del Marcanova. I preziosi furono inventariati quando giunsero in S. Giovanni in Verdara, ma sono oggi di difficile identificazione.

Opere principali. È singolare, di fronte a un così ingente patrimonio librario, la quasi totale assenza di una autonoma produzione letteraria riconducibile al Marcanova. Scarsi gli scambi epistolari con altri umanisti, segno di una dimensione professionale in fondo ristretta a pochi centri culturali; neppure è emersa finora traccia delle sue lezioni universitarie, ma forse non si curò mai di raccogliere in un corpus le proprie expositiones, ed è possibile che i suoi quaderni di appunti, magari non rilegati, furono alienati dai monaci. A lui si devono con certezza solo l'orazione in rappresentanza del collegio dei medici e dei filosofi per la nomina vescovile di Dandolo (tradita da diversi mss. tra cui Milano, Bibl. Ambrosiana, C.105 inf., 166v-170v) e la silloge epigrafica, con dedica e componimenti poetici (per i tituli citati: CIL, III, 1, pp. XXIX, 272; V, 1, pp. 319 s., 426 ss.; VI, 1, p. XLII e Inscriptiones Christianae urbis Romae, II, 1, pp. 392 s.). Resta da identificare la compilazione cui Marcanova allude nella silloge epigrafica, il liber noster «quem de dignitatibus Romanorum, triumpho et rebus bellicis composuimus» (Bibl. Estense Universitaria, lat. 992 [a. L. 5. 15], Vv); forse si cela, nell'inventario, dietro un «Opusculum Iohannis Marchanovae cum armis d. Iohannis» (Sighinolfi, p. 209). A un corpus di orazioni composte dall’umanista ha fatto pensare, nello stesso elenco, un «Liber diversarum orationum in papirro», mentre solo un equivoco scaturito da più tarde note sulla carta di guardia del codice ha generato l'errata attribuzione a lui, anziché a Urbano Averroista, dell'Expositio commentariorum Averrois in libros VIII Physicorum Aristotelis.

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Lino Sighinolfi, La biblioteca di Giovanni Marcanova, in Collectanea variae doctrinae Leoni S. Olschki bibliopolae Florentino sexagenario, Monachii, J. Rosenthal 1921, pp. 187-222.

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Maria Cristina Vitali, L'umanista padovano Giovanni Marcanova (1410/18-1467) e la sua biblioteca, «Ateneo veneto», XXI (1983), pp. 127-161.

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Daniela Gionta (Università di Messina)
Última actualización: 2016-02-18 16:56:30