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Giovanni Pico della Mirandola




Giovanni Pico della Mirandola

Mirandola 1463 - Firenze 1494


Bibliografia: Pichiana: bibliografia delle edizioni e degli studi, a cura di L. Quaquarelli e Z. Zanardi, Firenze, Olschki 2005; N. Tirinnanzi, Pico della Mirandola, in Il Contributo italiano alla storia del Pensiero - Filosofia (2012); Br. Andreolli, PICO, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 83 (2015).

Studi sulla biblioteca: G. Busi, "Chi non ammirerà il nostro camaleonte?". La biblioteca cabbalistica di Pico della Mirandola, in Id., L'enigma dell'Ebraico nel Rinascimento,Torino, Nino Aragno 2007, pp. 25-45.
In seguito all'arresto nel 1489 di Flavio Mitridate, l'ebreo convertito al quale Pico si era affidato per la traduzione di testi cabbalistici, furono sequestrati alcuni volumi destinati al conte: a quanto pare essi rimasero a Roma, senza entrare a far parte della biblioteca di Pico, e sono infatti oggi conservati presso la Biblioteca apostolica Vaticana (mss. ebr. 189; 190; 191; Chig. A VI 190).



Della biblioteca di Giovanni Pico, in F. Calori Cesis, Giovanni Pico della Mirandola detto la Fenice degli Ingegni, Mirandola, Tipografia di Gaetano Cagarelli 1897, XII, 190 p., 1 ritr., 24 cm, pp. 31-76

Il catalogo, uno dei documenti inediti che l’autore della monografia presenta a corredo dei cenni biografici, costituisce la trascrizione di un codice cartaceo in fol. dell’Archivio Estense della fine del XV secolo: nonostante Pico avesse destinato i suoi libri alla Biblioteca di S. Marco a Firenze, essi passarono invece al conte Antonio Pico che infine, il 13 febbraio 1498, cedette la collezione pichiana al cardinale Domenico Grimani. Il catalogo fu redatto da Antonio Pizzamano a Firenze nel 1498 in occasione di questa vendita. Esso comprende circa 1190 titoli di opere, non tutte identificabili e in alcuni casi accompagnate da un numero di inventario. Il solo criterio per suddividere le opere fa riferimento alla cassa nella quale erano contenute, che solo in pochi casi asseconda un’uniformità linguistica (cfr. pp. 58, 60 e 62 per i libri greci e hebraici) o di argomenti (p. 44 per la Logicha). In alcuni casi si indica se l’opera è stampata o manoscritta, e in questo caso se il codice è membranaceo o piuttosto papiraceo. Più raramente si hanno indicazioni sulla taglia o la qualità del codice. Manca un indice; la stessa parte introduttiva, assai povera, si limita a poche note storiche.

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P. Kibre, The library of Pico della Mirandola, New York, Columbia University Press 1936, pp. 115-297

Il catalogo, posto in appendice (pp. 115-297), è la trascrizione delle cc. 263r-296v di un manoscritto del XVI (Vat. lat. 3436) appartenuto a Fulvio Orsini e conservato presso la Biblioteca Vaticana Apostolica, che contiene l’Inventarium librorum Io. Pici Mirandulae, forse copia di un inventario redatto mentre Pico era ancora in vita. Non ha tuttavia alcuna relazione col catalogo delle opere appartenute al Mirandolano, pubblicato da Calori Cesis (in Giovanni Pico della Mirandola, detto la Fenice degli Ingegni, cfr. supra) e sul quale la curatrice, P. Kibre, discute nella parte monografica. Nel catalogo vaticano compaiono 1697 titoli sia di opere a stampa, sia di manoscritti, solitamente con i rispettivi autori, in numerazione continua progressiva inserita dalla curatrice moderna. Compaiono inoltre, trascritti dall’originale, il numero del volume, quello della cassa ove erano contenuti i diversi libri e talora l’indicazione se il codice in questione sia papiraceo o membranaceo. Nel caso di opere a stampa, di cui esistessero più edizioni ante mortem di Pico, la Kibre tenta di identificare i possibili esemplari. I volumi non sono distinti al loro interno da alcun criterio. Il catalogo vero e proprio si chiude al n. 1132, poiché le opere dal n. 1133 al n. 1697 – articolate invece in a stampa (nn. 1148-1289), a penna (nn. 1290-1305), in iure a stampa (nn. 1306-1341), di nuovo a stampa (nn. 1342-1354), Libri ecclesiastici (nn. 1355-1427), in papyro a manu (nn. 1428-1439), in philosophia (nn. 1440-1477), a manu in bambasina (nn. 1478-1500), a stampa in bambasina (nn. 1501-1504), in carta bona a mano (nn. 1505-1510), a mano in carta bona (nn. 1511-1521), di nuovo a papyro a mano (nn. 1522-1530), in humanita a penna e carta bona (nn. 1531-1585), in papyro (nn. 1586-1605; nn. 1606-1669; nn. 1670-1671), quinterni desligati in carta bona (nn.1672-1677), in papyro quinterni (nn. 1678-1697) – si riferiscono unicamente ai testi conservati nella cassa 17, che pure risultano presenti in altre casse e costituiscono pertanto una ripetizione: rispetto all’elenco fornito da Calori Cesis i titoli corretti sarebbero pertanto una sessantina in meno. È possibile che alcune delle opere indicate non rientrassero fra quelle realmente possedute da Pico, ma siano piuttosto aggiunte cinquecentesche. Esiste un indice dei nomi cumulativo di monografia e appendice; la valutazione, da parte della curatrice, delle caratteristiche della collezione pichiana, che costituisce appunto la prima parte del volume, è assai ricca.


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E.D.S.
ultimo aggiornamento: 2017-10-09 10:22:02